Attenzione al gradino

In Svizzera può accadere, come dappertutto, che un ottantenne in bicicletta urti il bordo del marciapiede e cada per terra, per fortuna in un punto non trafficato, dove in quel momento non passa nessun altro mezzo di qualsiasi genere.

Il vecchietto, come spesso succede, è delicato e cadendo si fa parecchio male: è tutto dolorante e non riesce a rialzarsi, forse si è rotto qualcosa.

Come in ogni Paese, anche in Svizzera i passanti si avvicinano per soccorrere il malcapitato: ci parlano, chiamano l’ambulanza, aspettano che venga portato in ospedale per essere curato.

Quello che altrove non succede è che l’ottantenne, causa nonché unica vittima del piccolo incidente, venga in seguito multato di 174.00 CHF per “perdita di controllo del veicolo”.

Pur essendo la legittimità della contravvenzione assolutamente inattaccabile, l’evento ha trovato spazio su un giornale gratuito e l’ente per la promozione dell’uso della bici si è lamentato dell’eccessiva severità della sanzione, invocando “un po’ di buon senso in più”.

In attesa che quest’ultimo discenda su di noi, fate attenzione ai gradini.

Denunce compìte

In ogni camerino di un negozietto di vestiti di Genève c’è un piccolo cartello che recita:

“Chiunque sia sorpreso in flagrante reato di furto sarà denunciato alla polizia e dovrà pagare una multa di 100 CHF per danneggiamento. Grazie per la vostra comprensione”.

L’educata gentilezza locale non si smentisce neanche con i ladri.

Cucine elettriche e legalità

A Ginevra non è inusuale trovarsi una presa elettrica industriale in casa.

C’è un solo piccolo problema: quando si acquista la cucina che dovrebbe essere alimentata attraverso la suddetta presa, aprendo la scatola si scopre che vi è stata venduta senza filo né spina.

Il primo pensiero è che sia un errore, oppure che non fossero compresi nel prezzo e fosse necessario comprarli separatamente (e in questo caso il commesso avrebbe anche potuto avvisarvi, no?).

Con tutta l’ingenuità del mondo vi recate nuovamente in negozio, e scoprite non solo che ciò è normale, ma anche che loro non vendono affatto questo genere di cose: “Qui nelle case ci sono diversi tipi di prese, quindi nel dubbio gli elettrodomestici vengono venduti senza filo. Per averne uno dovete andare in un negozio di materiali per il fai da te”.

Ok. Si attraversa la città per raggiungere il negozio di fai da te più vicino (ce ne sono pochi, i ginevrini non sono molto abituati a far da sé) e si chiede il necessario.

“Ah no, questa roba non posso mica vendervela. Sapete, è illegale”.

?!?

Dopo un’indagine approfondita fatta di domande stupide e sguardi straniti si viene a sapere che in Svizzera l’unica soluzione per collegare la propria cucina all’unica presa di cui la vostra casa dispone per questo è chiamare un elettricista, “ma sappiate che è molto caro”.

Insistendo non poco sul fatto che si sarebbe capacissimi di fare i collegamenti da sé in tutta sicurezza, si ottiene quella che pare la soluzione alternativa: “Potreste andare in Francia, lì il cavo ve lo vendono”.

Finalmente, un metodo un po’ scomodo ma almeno efficace.

“Tuttavia, resta ancora un problema”.

Maaccidentiavvoi… “Quale?!?”

“In Francia la presa che serve a voi non viene venduta, è ESCLUSIVAMENTE svizzera”.

Grrr…

Promossi in festa

Oggi, in uno dei bellissimi parchi di Ginevra, si terrà la “festa della promozione dei bambini”.

Sarà un grande evento, al punto che per l’occasione il parco è stato completamente riarrangiato: sono comparse lunghissime staccionate di legno chiaro a recintare le diverse zone, è arrivato un ricco luna park con ogni tipo di attrazione, sono stati allestiti ristoranti all’aperto e bancarelle, e i venditori di palloncini sono già pronti a sfoderare i loro sorrisi migliori.

L’affluenza prevista è tale che per due ore l’intero quartiere verrà chiuso al traffico, e persino gli efficientissimi mezzi pubblici di Ginevra hanno annullato le fermate interessate per tutta la durata della festa.

Sarò bastian contrario, ma il mio primo pensiero quando ho saputo di tutto ciò è andato ai bambini bocciati.

Ve lo immaginate, voi, come devono sentirsi?

Andranno anche loro alla festa DEI PROMOSSI? Con i nonni, gli zii, i genitori dei compagni e i vecchietti nullafacenti che senza conoscerli affatto si avvicineranno entusiasti per accarezzarli ponendo la fatidica domanda, secondo loro retorica: “Sei stato bravo quest’anno a scuola, eh?”.

Oppure resteranno a casa a guardare la televisione?

Cari bambini bocciati, lasciate perdere la mancanza di tatto di chi dà i nomi agli eventi e le chiacchiere inutili delle vecchine invadenti, andate alle giostre e godetevi l’estate! Vedrete che l’anno prossimo sarete Promossi anche voi.

Autobus educativi

Sui monitor all’interno degli autobus di Ginevra scorrono messaggi ad alto contenuto educativo.

Commentiamoli insieme (cercherò di fornire una traduzione dal francese che sia la più letterale possibile), e capirete cosa intendo.

“Questo veicolo è anche il vostro. Portate i vostri rifiuti fino alla prossima pattumiera”.

Si tratta senza dubbio di un classico, ma è già evidente un tono insolito, perentorio.

Non avete ancora visto niente.

“Innamorato o furioso? Non lo urli nel suo cellulare. Gli altri passeggeri la ringraziano”.

Contenuto inattaccabile, linguaggio ironicamente pungente.

“Tenete la vostra musica per voi: i vostri ascoltatori non sono degli altoparlanti!”.

Qui vi confesso che il senso logico della frase in parte mi sfugge (altoparlanti che ascoltano?!?) ma il messaggio passa chiaro e forte.

Vi risparmio le minacce per chi non abbia pagato il biglietto, a base di cartellini gialli da 100 CHF e cartellini rossi da 240 CHF per i recidivi, con ricco condimento di punti esclamativi, e concludo con il mio preferito:

“Restare seduti non ha mai fatto crescere nessuno. Cedete il vostro posto alle persone che ne hanno bisogno”.

I numeri in francese svizzero

Ginevra si trova nella zona francese della Svizzera, ed è dunque una città francofona.

Molto ricca di stranieri, Ginevra accoglie un numero di lingue altissimo: difficile non sentir parlare quotidianamente italiano, inglese, tedesco, spagnolo, russo e così via per strada o sui mezzi pubblici, tuttavia per chiunque vi si trasferisca per un periodo medio-lungo è indispensabile apprendere la lingua del luogo.

Per un italiano che impari il francese, uno degli argomenti più noiosi è la traduzione dei numeri.

I francesi, infatti, ricavano alcuni numeri componendone altri per somma o moltiplicazione: ecco allora che settanta si dice soixante-dix, letteralmente “sessanta [più] dieci”, ottanta diventa quatre-vingts, cioè “quattro [volte] venti”, e novanta quatre-vingt-dix, “quattro [volte] venti [più] dieci”.

Un bel casino, non vi pare?

State tranquilli, se la vostra destinazione è la Svizzera francese non c’è numero che dobbiate temere: qui settanta si dice semplicemente septante così come novanta è nonante.

Per quanto riguarda l’ottantina, il francese svizzero è ancora allineato alla traduzione “difficile”, tuttavia capita abbastanza frequentemente di trovare sui giornali huitante… che stia anch’esso per diventare una regola italian-friendly?

La fête des voisins

Se c’è qualcosa che si può dire dei ginevrini, è che conoscono bene i loro difetti.

Qualunque sia la difficoltà psicofisicorelazionale della quale la società si è resa conto a livello di massa, le istituzioni inventano continuamente con impegno, fantasia ed efficienza maniere più o meno consuete per affrontarla.

Ora, uno dei limiti del ginevrino medio è la mancanza quasi assoluta di socialità.

Approfondiamo per evitare fraintendimenti: qui a Ginevra – che ci si trovi in un negozio o in un ufficio, per strada o alla stazione – la gentilezza si esprime nel suo più dorato splendore, la lealtà e l’onestà sono assolute, la disponibilità ad aiutare le mamme a issare il passeggino sull’autobus è totale e corredata di sorriso sincero e carezza al pargolo.

Tuttavia, non appena il nostro soggetto torna a casa, egli chiude la porta a chiave e la sua socialità extra-nucleo-familiare si annulla del tutto.

Attualmente abito in un edificio di sei piani, e l’unica persona con la quale sono mai riuscita a scambiare due parole oltre al saluto educato lungo le scale è una signora sudamericana (no, non è un caso) che mi ha assicurato che, nonostante lei viva qui da otto anni, non ha mai conosciuto neanche superficialmente nessun altro inquilino del palazzo.

Il problema è piuttosto evidente, e mamma Ville de Genève ha ben pensato di organizzare una “festa dei vicini” per spingere i suoi abitanti a guardarsi in faccia, bere qualcosa insieme, scambiare due parole.

La fête des voisins, immeubles en fête è già bella e organizzata dal Comune, ciò che viene chiesto ai cittadini più volenterosi è semplicemente di iscrivere il proprio palazzo all’evento così da ricevere un set che contiene le locandine personalizzate da imbucare nelle cassette per invitare i propri vicini.

Quando ho trovato tra le mie lettere un invito personalizzato per la festa non riuscivo a crederci: chi mai tra i fantasmi che incrocio nell’androne poteva aver fatto ciò?!?

Leggendo mi sono tranquillizzata: è stata la parrocchia avventista del quartiere.